La sorgente nel cuore

In genere consideriamo una sorgente la fonte, l’inizio del corso di un fiume. Ma come si forma? Noi tutti in virtù del nostro battesimo abbiamo nascosta una sorgente nel cuore: conoscere come si forma e favorirne l’attività è fondamento della vita interiore, essenza stessa della vita spirituale.

Se fai una passeggiata in montagna ti accorgi che il terreno è umido, la pioggia filtra e si fa spazio nella roccia, spesso spaccandola e formando, tra le fratture della terra, piccole oasi nascoste agli sguardi e ai percorsi umani, urbani e mondani. L’umidità si condensa e penetra, l’acqua s’infiltra nella roccia e tende a raccogliersi senza restare mai del tutto stantia. La corrente delicata della continua infiltrazione, copiosa per gli acquazzoni e la neve che si scioglie o impercettibile per l’umidità che traspira dalla roccia, produce quel movimento interno che purifica l’acqua, rendendola limpida e trasparente. Superate le soglie di raccolta, l’acqua spinge per uscire fuori, forma delle crepe, traccia rigagnoli, sgorga nelle fonti o scorre in torrenti e fiumi che cercano il mare.

Se ti incammini nei sentieri di Dio, ti accorgi che salendo la montagna della vita interiore si genera nell’anima lo stesso fenomeno. In realtà, è da questi fenomeni della vita dello Spirito che assunsero immagine e somiglianza quelli naturali nel corso della Creazione. Dio ha fatto il mondo pensando a come avrebbe animato il cuore dell’uomo. La vita della Chiesa, le preghiere dei santi e i sacramenti producono infiltrazioni di grazia che penetrano attraverso i cuori arroccati nell’egoismo, nelle diverse forme di idolatria della vita quotidiana, nella tiepidezza spirituale. La grazia si fa spazio, trasuda dalle nostre superficialità nell’interiorità del cuore che nella sua durezza è stato una volta per tutte fratturato e rigenerato dal battesimo. Il sacramento è in qualche modo custodito, nascosto nell’anima che raccoglie ogni goccia di acqua viva che lo ravviva nello Spirito. Custodire la vita dell’anima con la contrizione, la preghiera, il discernimento e la comunione, favorisce l’infiltrazione e genera la corrente interiore di grazia che spinge per farsi spazio e uscire, sgorgando nella carità e scorrendo nei torrenti apostolici o fiumi comunitari che sono i diversi cammini nella vita della Chiesa.

Contemplare il movimento della propria sorgente nell’anima, nella custodia del cuore e nella preghiera, permette di arrivare a sentire le singole gocce che filtrano dalla roccia nel cuore e cadono nell’acqua viva raccolta, purificando la vita interiore che diventa man mano sempre più limpida e trasparente. La corrente di grazia che la purifica è lo Spirito di Dio che abita in quel luogo recondito e nascosto, sorgente di pace e ristoro per tutto il corpo e in modo particolare per il pensiero, raccolto nel suo silenzio. Il frutto che sgorga dalla sorgente è spirito di comunione e di carità che scorrendo fuori torna in qualche modo ad essere contaminato: limpido e trasparente finché scende dalla montagna, sempre più torbido e inquinato in prossimità dei centri urbani, la vita mondana.

A volte ci chiediamo come fermarci e trovare pace, soffocati da pensieri neri e sentimenti disordinati che alimentano la confusione del cuore e l’ambiguità delle scelte. È sufficiente tornare in se stessi e riconciliarsi con Dio, che torna sempre a rinvigorire la sorgente nell’anima. Si tratta di riattivare il processo soprannaturale di generazione della corrente di grazia che l’alimenta, attraverso i sacramenti e la preghiera: la vita della Chiesa è la centrale idrica che in modo costante e perenne nutre ogni sorgente creata, fino alla più nascosta in ogni angolo della terra. Si tratta di riprendere il cammino in salita per tornare nei cammini di Dio, quei sentieri di montagna che sono sempre là e da cui spesso discendiamo per sbrigare faccende in cui restiamo impelagati.